Anni ‘70, ‘80 & ‘90 cotti e mangiati: il DOLCE FORNO Harbert
Dal genio di casa Harbert, italianissima fabbrica di produzione di giocattoli davvero spassosi e dal sicuro piglio creativo, nella prima metà degli anni ‘70 viene “sfornato” – è il caso di dirlo – un vero e proprio gioiello elettro-ludico per l’intrattenimento dei più piccoli, fra pentolini e fornelli degni delle migliori micro massaie in tenera età.
Si tratta del Dolceforno Harbert: due comuni lampadine con attacco Edison, un paio di ciotoline in plastica fluo e tre teglie in acciaio anti-ustione attrezzate di impugnatura, oltre a un misurino, un breve ricettario domestico e un matterello lillipuziano a fare da contorno.
Semplice ma geniale, a questo gioco dai colori rosso brace e giallo pannocchia, con il suo aspetto rassicurante e la luce “buona” del finestrino sul portello anteriore, è imputabile lo svezzamento di almeno un paio di generazioni di aspiranti cuochi in toque, ansiosi di poter agguantare le proprie delizie pasticciate dalla cassa centrale di un autentico e rimirato panificio dei balocchi.
Della stessa linea di quello che è divenuto uno dei giocattoli-must fra i più applauditi e rievocati di un intero trentennio sono stati commercializzati anche altri prodotti, sempre dedicati al mondo dei piccoli apprendisti cucinieri desiderosi di realizzare gustose crêpes simil-francesi e patatine ben fritte, o scodellare gelati e granite homemade per il piacere perplesso di ogni palato.
Luca Fiorini







