Costruendo gli anni ‘70 / ‘80 / ‘90: i LEGO
Danimarca, 1949: più di sessanta anni fa, nella vichinga e favolistica terra scandinava affacciata sul Mar Baltico, Ole Kirk Christiansen, piccolo falegname di Billund che sul mercato del giocattolo avrebbe “costruito” – è il caso di dirlo – la propria fortuna, dava il via alla produzione dei primi, antesignani pezzi di quei famosissimi mattoncini colorati che appena una decina d’anni più tardi avrebbero assunto la loro forma definitiva, finendo poi per spargersi, con rinnovato successo di pubblico, sulle tavole e i pavimenti delle abitazioni di tutto il mondo.
Nella prima metà dello secolo scorso, la modesta fattoria della famiglia Christiansen, dedita inizialmente alla realizzazione di abitazioni e arredi interni per le aziende agricole della regione danese, fu distrutta da un grave incendio causato in maniera accidentale da uno dei giovani figli del gestore. Impegnato nell’opera di ricostruzione dello stabile e vincolato dai primi gravi contraccolpi della simultanea crisi del ‘29, Christiansen fu costretto ad escogitare un sistema pratico ed efficace per tamponare le spese di produzione velocizzandone il più possibile i tempi: la soluzione operativa individuata fu, pertanto, quella di miniaturizzare.
A partire da allora, affianco alle nuove riproduzioni su scala, cominciarono a nascere i primi prototipi di mini-giocattoli: piccole automobili e modellini di pocket camion con rotelle movibili, incapaci però di riuscuotere entusiasmanti successi di incasso. Di lì a poco, tuttavia, i bilanci della piccola fattoria di famiglia cominciarono a intravedere i primi segnali di un’inarrestabile ripresa con il lancio specifico, nel 1934, della linea LEGO, appellativo scelto come logo su ispirazione della dicitura inglese leg godt (“gioca bene”).
Così, abbandonato l’amato e strausato materiale ligneo, il primo pezzo ad essere costruito con plastiche piastrine fluo ad incastro fu proprio un camioncino scomponibile, con alcuni problemi di duttilità dovuti alle limitate possibilità di collegamento fra i pezzi iniziali, migliorati a partire dal 1958 con l’inserimento di piccole cavità cilindriche all’interno di ciascun basamento.

Nei decenni successivi, le famose scatole a bordatura gialla contenenti adorabili quantitativi di rettangolini multicolor gioco-istruttivi conobbero un vero e proprio boom di vendite, grazie anche alll’introduzione di nuovi elementi per la costruzione di modellini automobilistici sempre più realistici (tra cui ingranaggi, differenziali, leve, assi e perni) oltre alla comparsa dei famosissimi omini con arti posizionabili, nel 1974; negli anni ‘80, invece, fu la volta di pirati e castelli, con la successiva realizzazione di box di accessori sonori e gadget luminosi. E ancora, dai ‘90 in poi, riproduzioni di indiani d’America e guerrieri stellari, tribù indigene e pistoleri western, robot, dinosauri, marinai o più semplici mestieri cittadini, e le recenti serie sportive o quelle ispirate a personaggi televisivi come Batman, Spiderman, Spongebob ed Harry Potter.
Con l’inaugurazione di innumerevoli brand store per la vendita al dettaglio e parchi tematici dedicati i cui luoghi reali sono riprodotti su larga scala con l’ausilio degli stessi mattoncini colorati, unitamente alla creazione di appositi siti web, videogames e, più di recene, alla comparsa di giochi di società “ad incastro”, la Lego, nominata nel 2006 dalla rivista Working Mothers (”Madri Lavoratrici”) una delle 100 società più attente nei confronti delle donne-madri sul posto di lavoro, può oggi vantare un nome che suona come una garanzia di qualità testata e unanimemente percepita, forte di un marchio senza contendenti, molto caro ai giococostruttori di tutte le età.
Luca Fiorini







